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Published on febbraio 18th, 2008 | by Administrator

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Vendere CD e DVD buttati via? Negli USA è un crimine

cestino dei rifiutiUn cittadino americano è stato condannato per violazione del copyright perché ha venduto cd e dvd recuperati dalla spazzatura: vediamo perché.

Questi i fatti: la BMG Columbia House è una ditta che vende cd e dvd per posta. Molti di essi, però, non vengono recapitati, per diversi motivi chiaramente intuibili (indirizzi errati, ecc.). In questi casi, la BMG preferisce che non le vengano rispediti dal servizio postale statunitense, ma, piuttosto, che siano buttati via. Evidentemente, a questa ditta costa meno il cd o il dvd che una ulteriore spedizione!

Il signor Chalupnik ha recuperato i supporti di cui lo U.S. Postal Service si era disfatto e li ha poi venduti a diversi negozi, guadagnando ben 78.818 $ (chiaramente avrà recuperato moltissimi cd e dvd!). La sua attività di"raccolta" è stata però ripresa da alcune telecamere di sorveglianza e lui è stato arrestato, inizialmente con l’accusa di "feloy mail theft", poi derubricata in violazione del copyright!

Ciò è emerso nella causa "United States v. Chalupnik" (2008 WL 268997 (8th Cir. Feb. 1, 2008), court’s docket no. 07-1355); in primo grado l’imputato è stato condannato a due anni di libertà vigilata e al pagamento di 78.818 $ alla BMG Columbia House. Secondo i giudici di primo grado, la suddetta società avrebbe ricevuto una diretta perdita economica, perché coloro i quali hanno comprato i cd o i dvd da lui li avrebbero probabilmente comprati nuovi e, dunque, la BMG avrebbe avuto un mancato profitto quantificabile in 78.818 $!

In realtà, la Corte ha chiaramente sbagliato sotto questo profilo: chi ci dice che effettivamente tali supporti sarebbero stati acquistati presso la summenzionata ditta?

Torniamo alla sentenza di primo grado: la BMG Columbia House sarebbe una "vittima" perché essa vende i dischi dopo aver ricevuto l’autorizzazione dei titolari del copyright e controlla la "sorte" di quelli non consegnabili, per cui ogni volta che l’imputato avrebbe venduto un disco non consegnato, l’artista avrebbe perso una royalty e la BMG una potenziale vendita.

Eppure, una volta che ci si disfa di qualcosa, si perde ogni diritto che si aveva su di essa!

Questa sentenza è stata poi impugnata dal signor Chalupnik: fortunatamente la Corte di appello adita ha sostenuto che non è stata provata alcuna perdita attuale per la BMG – ragionando in tal senso, tutti i venditori di merce analoga avrebbero subito perdite…

In ogni caso, una simile possibilità di "estensione" e di "ramificazione" del copyright appare inconcepibile!

Fonte: The Patry Copyright Blog.


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