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Published on luglio 5th, 2010 | by Administrator

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Alla ricerca della moneta virtuale

moneta virtuale social networkDa anni tutti gli operatori economici che gravitano attorno alla realtà della Rete cercano di individuare lo strumento più efficace e globale per effettuare pagamenti on line. Così, il mondo della Rete è alla incessante ricerca di una “moneta” virtuale unica. Ecco alcune considerazioni.

La moneta virtuale

Anche se il termine “moneta” è riferito esclusivamente a banconote e monete, in quanto entità reali, e, pertanto, bisognerebbe parlare di “unità di conto” (costruzione immaginaria, misurata dalle monete), il termine “moneta virtuale” (o “moneta elettronica”) è entrato nella quotidianità di chi utilizza Internet. Giustamente, infatti, la direttiva 2000/46/CE definisce la moneta elettronica come un surrogato elettronico di monete metalliche e banconote, memorizzato su un dispositivo elettronico come una carta a microprocessore o una memoria di elaboratore. Nel corso degli anni, da quando si è sviluppato il boom del commercio elettronico, il problema dei pagamenti sicuri e, allo stesso tempo, veloci è diventato il cruccio di tanti operatori economici attivi su Internet.
L’esigenza di poter mettere a disposizione dei navigatori strumenti di pagamento virtuali nasce da due ordini di motivazioni: in primo luogo, si è sempre cercato di evitare l’inserimento dei numeri delle proprie carte di credito, per sfuggire a tentativi di truffe che sono sempre in agguato; in secondo luogo, poi, c’è bisogno di metodi di pagamento allo stesso tempo sicuri, ma anche veloci e utilizzabili da utenti che non hanno accesso al credito (studenti, minori, ecc., grandi appassionati soprattutto di video game).
La difficoltà di raggiungere questo obiettivo è probabilmente insormontabile. Ciò dipende dalla diversità non solo di cultura fra le diverse zone del mondo (non tanto dalla diversità di valute), ma anche di realizzare un unico sistema di pagamento globale, che discende evidentemente dalla impossibilità di definire un’unica identità politica della Rete.

L’interesse economico dei pagamenti virtuali

Fra carte di credito, bancomat, e-card, borsellini elettronici, ecc. sono 250 miliardi le transazioni digitali annue. Secondo le statistiche rilevate le “World payments report 2009”, il 61% delle transazioni basate su moneta non cartacea si sono svolte negli Stati Uniti o in Europa (la quale detiene il 22% del totale finale dei pagamenti). Seguono Cina e Giappone. Da questi rilevanti dati statistici, si desume l’interesse crescente di istituti di credito e di altri grandi soggetti economici (come grandi catene di distribuzione, per esempio) a investire nel settore.

In principio fu la carta di credito

Uno dei primi strumenti di pagamento ad affermarsi nell’ambito dei pagamenti fatti su Internet è stata sicuramente la carta di credito. A seguito dei continui casi di truffe perpetrate ai danni di ignari utenti della Rete, si sono escogitate alternative per evitare di comunicare i preziosi numeri delle proprie carte di credito. Sono state inventate, pertanto, le carte di credito ricaricabili e anche altre carte (come PostePay e le carte di credito con codice Iban) in grado di consentire trasferimenti di denaro fra utenti senza l’uso di un conto corrente bancario.

Poi i borsellini elettronici

E’ in crescita vertiginosa anche il settore dei c.d. borsellini elettronici, strumenti diversi, accomunati dall’unico scopo di consentire pagamenti veloci e spesso di piccolo importo. Fra questi si annoverano il famosissimo PayPal (strumento di micropagamento, che attiva un conto personale virtuale per effettuare pagamenti, appoggiandosi a un altro conto corrente oppure a carte di credito) e Octopus. Quest’ultimo è il sistema più diffuso e utilizzato in Oriente e consiste in una carta ricaricabile, che viene utilizzata in maniera contactless, cioè senza alcun contatto fisico con dispositivi come i Pos. Octopus è utilizzata per effettuare pagamenti on line, ma anche off line, considerato che è nata come carta per pagare i biglietti nei trasporti di Hong Kong.

Allora ci pensano i social network

Sono i social network (e, in particolare, Facebook) a essere al centro delle ipotesi di diffusione di strumenti alternativi di pagamento. I social network attirano tutti gli operatori economici, grazie alla loro grande diffusione e pervasività nella vita quotidiana dei navigatori. Finora non vi sono strumenti riconosciuti a livello globale, ma quello dei social network è un piatto che fa gola a tantissimi operatori economici mondiali.


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