logo peppermintCome riportato da Tom’s Hardware Guide Italia, è partita una nuova ondata di raccomandate relative al "caso Peppermint", nelle quali si chiede il pagamento della somma di 330 € per presunte violazioni al diritto d’autore. Sul punto valgono le considerazioni già espresse dallo Studio Legale Associato Fioriglio-Croari.

Ecco il parere: "Nelle lettere inviate si chiede ai destinatari di non condividere più file musicali relativi ad artisti in contratto con la Peppermint e di pagare alla Peppermint 330 euro, sottoscrivendo la proposta transattiva allegata. Tale proposta però, va ben oltre, poiché in essa si legge che ci si impegna in futuro a non condividere file musicali dei suddetti artisti, pena il pagamento di 10,000 euro a Peppermint!

In tali lettere, inoltre, la Peppermint afferma di impegnarsi a non sporgere denuncia penale e di non agire in sede civile qualora venga sottoscritta la proposta transattiva. In Italia però, l’azione penale è esercitata dal pubblico ministero, per cui anche accettando la proposta, si potrebbe essere imputati in un procedimento penale. Oltretutto, la responsabilità penale è personale, per cui bisogna identificare chi effettivamente ha violato la legge sul diritto d’autore (la l. 633/41), che può chiaramente essere una persona diversa dall’intestatario della linea telefonica. Si consideri, comunque, che per la legge italiana chi condivide (anche in parte) file contenenti materiali protetti da diritto d’autore commette un illecito penale, anche se ciò avviene senza scopo di lucro: basta il fine di trarne profitto (ad esempio, evitare di dover pagare per un cd audio).

Il caso Peppermint pone molti interrogativi giuridici (che qui possono essere solo accennati) e richiama le azioni della RIIA negli Stati Uniti. Il nostro ordinamento tuttavia è assai diverso e, ad esempio, la nostra normativa in tema di privacy è molto più evoluta, per cui già dalla sua applicazione sorgono dubbi sul buon esito di una eventuale azione giudiziaria della Peppermint, visto che l’indirizzo IP è un dato personale.

Anche superando le questioni relative alla privacy, se ne pongono altre relative alla prova. La Logistep AG non è certo la Polizia Giudiziaria e le risultanze della sua attività possono essere contestate in giudizio. Oltretutto, l’ampia diffusione di reti wireless potrebbe portare ad accessi indesiderati alla propria connessione ad Internet, per cui, su base ipotetica, persone totalmente estranee all’intestatario della linea potrebbero aver scaricato i file incriminati. Bisognerebbe poi trovare il "corpo del reato", posto che i log della Logistep AG non hanno certo la "forza" di un atto notarile o di una dichiarazione di un pubblico ufficiale. Inoltre la Peppermint dovrebbe provare la responsabilità "oggettiva" dell’intestario della linea qualora si verificasse che effettivamente è stato condiviso (mediante la stessa linea) un file musicale i cui diritti sono di titolarità

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