logo emuleA quanto riportato dal sito PC Authority, la RIAA (Recording Industry Association of America è stata citata in giudizio per estorsione da una donna statunitense accusata di aver violato le norme a tutela del copyright in seguito all’utilizzo di software di file sharing e lo scaricamento e la messa in condivisione di file protetti dalla normativa vigente.

Secondo l’attrice, la RIAA ha utilizzato investigatori privati per raccogliere informazioni su di lei; il punto è che tali investigatori non sono abilitati all’esercizio della professione nel suo stato di residenza!

Inoltre, ella ha accusato la RIAA di utilizzare la procedura giudiziaria al fine di estorcere denaro nonché di esercitare le c.d. "John Doe lawsuits" al fine di reperire i dati personali degli utenti (per maggiori informazioni su tale tipologia di azione giudiziaria, così come spiegato dalla stessa RIAA, è possibile consultare il sito ufficiale dell’associazione in questione (http://www.riaa.com/News/newsletter/012104_faq.asp ) – la pagina si aprirà in una nuova finestra).

Se simili reazioni contro la RIIA dovessero crescere di numero, e soprattutto se questo come altri casi che potremmo definire casi pilota dovessero avere esito positivo per gli utenti, potrebbe verificarsi una svolta che potrebbe e dovrebbe indurre la RIAA a dismettere la sua veste di inquisitore del nuovo millennio.

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