UEIl Parlamento europeo ha approvato la relazione del francese Guy Bono sulle industrie culturali in Europa, che chiede una strategia europea e maggiori finanziamenti a favore della cultura.

Nella Risoluzione, disponibile su questo sito, viene affermato che la cultura è un bene pubblico e un fine in sé stessa, contribuisce allo sviluppo dell’individuo e della società, contribuisce al contempo alla crescita dell’economia, all’occupazione e alla coesione sociale nonché allo sviluppo regionale e locale.

Le industrie culturali non potrebbero esistere né fornire un valore aggiunto alla cultura e all’economia europee senza l’apporto costante di nuovi contenuti, in tutti i campi dell’arte, da parte di una fiorente e creativa comunità di creatori (come registi, produttori cinematografici, compositori, autori, operatori delle arti visive e designer).

Tali industrie aggiungono alle opere del pensiero un plusvalore di carattere economico che genera al tempo stesso valori nuovi per gli individui e la società. Esse includono anche industrie tradizionali come il cinema, la musica e l’editoria, nonché i mezzi di comunicazione di massa e le industrie del settore creativo quali (moda, design), del turismo, delle arti e dell’informazione.

Il prodotto dell’industria culturale è generalmente protetto dal diritto d’autore, ma sono necessari un maggior riconoscimento, la garanzia di uno statuto giuridico speciale e un maggiore sostegno delle industrie culturali e creative nel loro complesso, comprese le microimprese e le PMI nonché i singoli artisti.

Le industrie culturali si basano sempre di più sulle nuove tecnologie e i nuovi formati digitali e audiovisivi e in seno alla società contemporanea dell’informazione e della tecnologia digitale emergono nuove forme di produzione, distribuzione e consumo che generano nuovi prodotti e servizi culturali. Essi devono essere protetti contro la pirateria ed è necessario individuare modelli imprenditoriali ed economici adeguati che garantiscano l’accesso, l’apertura e la diversità dei prodotti di contenuto culturale, preservando al contempo la loro specificità rispetto ai prodotti commerciali ordinari e consentendo ai titolari dei diritti, di tutte le categorie, di essere giustamente remunerati per l’uso che è fatto del contenuto culturale protetto dal diritto d’autore,

Il Parlamento ha poi invitato la Commissione europea a istituire una struttura per rafforzare il coordinamento delle attività e delle politiche con incidenza sul settore culturale e creativo, nonché a procedere alla creazione di una task force per la cultura e l’economia creativa, onde esplorare più in particolare il contributo e l’impatto diretto della cultura e della creatività sull’innovazione, la crescita economica e lo sviluppo sociale nell’Unione europea e a proporre interventi concreti nel contesto delle politiche comunitarie.

Le industrie culturali e creative dovrebbero poter contare su un finanziamento adeguato: il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri di prendere adeguati provvedimenti raccomandando forme miste di finanziamento e garanzia finanziarie e instaurando un quadro regolamentare e fiscale favorevole alle industrie culturali e alle comunità dei creativi, specialmente applicando crediti d’imposta e aliquote IVA ridotte per tutti i prodotti culturali, comprese le opere in linea. Soprattutto la riduzione dell’IVA è chiesta a gran voce ormai da anni nel nostro paese.

La Commissione è stata altresì sollecitata a ripensare la questione critica della proprietà intellettuale dal punto di vista culturale ed economico e a invitare tutti gli operatori del settore, segnatamente gli operatori di telecomunicazioni e i fornitori di accesso a Iinternet, a trovare insieme soluzioni che siano eque per gli operatori grandi e piccoli, nell’intento di trovare un equilibrio tra le possibilità di accesso alle attività e ai contenuti culturali e i diritti di proprietà intellettuale, che garantisca reale equilibrio nelle remunerazioni ai titolari di diritti, di tutte le categorie, reale scelta per i consumatori e diversità culturale.

La criminalizzazione dei consumatori che non perseguono profitto, però, non è la buona soluzione per combattere la pirateria digitale.

Il Parlamento europeo, approvando un emendamento co-presentato dai deputati europei radicali Marco Pannella e Marco Cappato, ha poi invitato la Commissione e gli Stati membri a riconoscere che Internet costituisce un ampio spazio per l’espressione della cultura, l’accesso alla conoscenza, la partecipazione democratica alla creatività europea, la coesione tra le generazioni grazie alla società dell’informazione; li invita quindi a evitare l’adozione di misure in contrasto con le libertà civili, i diritti umani e i principi di proporzionalità, efficacia e dissuasività, quali l’interruzione dell’accesso a Internet.

Pertanto, l’interruzione dell’accesso a Internet a chi è sospettato di violazioni delle norme a tutela del diritto d’autore e della proprietà intellettuale (soprattutto in fattispecie inerenti il P2P, ossia il peer to peer) è stato giustamente criticato dal Parlamento europeo.

Sul punto, Marco Cappato ha dichiarato: “Se da un lato il rapporto chiede protezione per la cosiddetta proprietà intellettuale, dall’altro si dichiara contrario alla criminalizzazione dei consumatori che non perseguono profitto. Il nostro emendamento era fondamentale per allontanare l’ipotesi, sollevata in Francia e Svezia, che la violazione del diritto d’autore potesse essere punita con l’interruzione dell’accesso a internet. Un’ipotesi illiberale e coercitiva, oltre che inapplicabile. Come impedire l’accesso alla rete di una persona in un internet point o attraverso una rete wireless aperta? E’ inaccettabile pensare di limitare le libertà di un individuo bloccando la connessione a internet, oggi sempre più strumento di comunicazione, di lavoro e di dialogo con la pubblica amministrazione. Fortunatamente questa visione ideologica è stata oggi respinta dal voto degli europarlamentari”.

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