contratto hosting webI contratti informatici stanno diventando sempre più importanti e diffusi, di pari passo con il sempre maggiore utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Oggi ci occupiamo del contratto di hosting, un contratto molto utilizzato nella prassi: in termini semplici, mediante il contratto di hosting web un soggetto acquisisce dello spazio su uno o più server di titolarità di un hosting provider. Ma la realtà contrattuale non è così semplice e un contratto ben scritto può evitare lunghi e costosi procedimenti giudiziari: vediamo i dettagli, le problematiche legate alle clausole contrattuali e le questioni sulla responsabilità dell’hosting provider.

Il contratto di hosting web e le clausole contrattuali

Il contratto di hosting web è un contratto atipico, non regolato dal nostro Codice Civile. Esso consiste in una fornitura di servizi web effettuata da un soggetto, detto hosting provider (questi può essere definito, utilizzando la terminologia della legislazione di derivazione comunitaria, un prestatore di servizi della società dell’informazione: tale terminologia ricorre, fra l’altro, nel decreto legislativo 70/2003, di cui diremo al paragrafo seguente).

Più specificatamente, con il contratto di hosting web un soggetto mette a disposizione di un altro soggetto dello spazio su uno o più computer per ospitare pagine web. In altri termini, il provider offre al proprio cliente la possibilità di memorizzare dei dati sui propri computer nonché l’accesso alle proprie infrastrutture di rete sia per consentire al cliente di effettuare l’upload dei contenuti o la modifica di quelli già memorizzati che per consentire a terzi di accedere alle pagine web. Molti provider offrono servizi accessori, come la possibilità di utilizzare CMS proprietari (Content Management System o sistema di gestione dei contenuti: piattaforme web che permettono di gestire i contenuti da mettere a disposizione sul web). Anche i servizi accessori devono, chiaramente, essere ben regolamentati dal punto di vista contrattuale.

Chiunque sia pratico del settore saprà che le problematiche giuridiche coinvolte sono numerose: spaziano dalle questioni su privacy e sicurezza a quelle inerenti la banda e la qualità del servizio, ma bisogna stare ben attenti nel predisporre le clausole contrattuali, perché un contratto troppo vessatorio di fatto non tutela gli interessi di nessuno e di alcune di esse potrebbe, in ipotesi, chiedersi addirittura la declaratoria di nullità da parte del giudice competente. Inoltre, clausole predisposte nei confronti di persone giuridiche o professionisti possono essere nulle se applicate verso soggetti che sono consumatori: in tali casi, infatti, si applica la disciplina prevista dal Codice del consumo.

 

La responsabilità dei fornitori di servizi di hosting

Uno dei punti che fa maggiormente discutere in merito al contratto di hosting è relativo al regime di responsabilità e all’individuazione del responsabile per eventuali danni che dovessero realizzarsi (ad esempio, perché i server ospitano materiale illegale o diffamatorio). L’azienda che opera come hosting provider si trova spesso tra l’incudine e il martello: cosa deve fare dinanzi a contenuti potenzialmente illeciti? Del resto, il cliente ha diritto di fruire dei servizi per cui ha pagato, ma lo stesso cliente non può neanche effettuare illeciti e, dunque, danneggiare l’azienda che fornisce il servizio, che, a sua volta, non può neanche essere un moderno “censore telematico”. Vediamo cosa dice la legge.

L’art. 16 del decreto legislativo n. 70/2003 disciplina la responsabilità nell’attività di memorizzazione di informazioni. Ai sensi di tale articolo:

Comma 1. Nella prestazione di un servizio della società dell’informazione consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non è responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore:

  1. non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l’attività o l’informazione è illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l’illiceità dell’attività o dell’informazione;
  2. non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorità competenti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso”.

Comma 2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano se il destinatario del servizio agisce sotto l’autorità o il controllo del prestatore.

Comma 3. L’autorità giudiziaria o quella amministrativa competente può esigere, anche in via d’urgenza, che il prestatore, nell’esercizio delle attività di cui al comma 1, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

Bisogna poi considerare il successivo art. 17, che espressamente afferma la mancanza di un obbligo generale di sorveglianza in capo all’hosting provider:

… il prestatore non è assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, né ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite.

Tuttavia, l’hosting provider deve comunque:

  1. informare senza indugio l’autorità giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di vigilanza, qualora sia a conoscenza di presunte attività o informazioni illecite riguardanti un suo destinatario del servizio della società dell’informazione;
  2. fornire senza indugio, a richiesta delle autorità competenti, le informazioni in suo possesso che consentano l’identificazione del destinatario dei suoi servizi con cui ha accordi di memorizzazione dei dati, al fine di individuare e prevenire attività illecite.

Quando l’hosting provider si espone a responsabilità civile per il contenuto ospitato sui propri server? Ciò avviene se, richiesto dall’autorità giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non ha agito prontamente per impedire l’accesso a detto contenuto, ovvero se, avendo avuto conoscenza del carattere illecito o pregiudizievole per un terzo del contenuto di un servizio al quale assicura l’accesso, non ha provveduto ad informarne l’autorità competente.

 

Conclusioni

La redazione di un contratto di hosting non è agevole: le problematiche da prendere in esame sono molteplici, ma, come è noto, un contratto ben scritto può evitare l’instaurazione di lunghi e costosi procedimenti giudiziari, o, comunque, ridurre la c.d. alea del giudizio. E’ opportuno, dunque, curare la redazione di un contratto di hosting (o adeguarne uno già scritto, “mettendolo a norma”), evitando inoltre frettolosi “copia e incolla” da contratti redatti da altri, per evitare brutte sorprese!

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