Con l’avvento del bitcoin e delle cosiddette “criptovalute” (ovvero il sistema parallelo di valuta digitale criptata mediante l’utilizzo di un codice ndr) la tecnologia del blockchain, fino a quel momento destinata a far bella mostra di sé unicamente nei manuali informatici, pare essere tornata prepotentemente in auge, trovando applicazione in numerosissimi altri ambiti.

L’ultima proposta arriva direttamente dal Giappone dove, nella prefettura di Ibaraki (situata a circa 70 chilometri da Tokyo) si è attuata la prima sperimentazione al mondo di voto via blockchain.

Un ulteriore passo verso la cosiddetta e-democracy verrebbe da dire. Ma cos’è e soprattutto, come funziona tecnicamente una blockchain?

Il blockchain dagli albori fino alla concreta applicazione

Tecnicamente, una blockchain non è altro che un registro pubblico al cui interno sono registrate migliaia di transazioni crittografate ognuna delle quali è collegata ad un soggetto specifico (i cosiddetti “blocchi”) che, collegate tra loro attraverso un sistema di marche temporali, creano un vero e proprio database a catena (chain) in continuo aggiornamento e liberamente consultabile dagli utenti.

Nonostante la prima teorizzazione della blockchain sia avvenuta nei primi anni Novanta, ci sono voluti circa 27 anni per una sua concreta applicazione pratica: nel 2009 l’inventore (o gli inventori, in quanto sussistono ad oggi numerose teorie circa la reale identità) della criptovaluta bitcoin Satoshi Nakamoto distribuiva la prima blockchain con l’intento di creare un registro pubblico di tutte le transazioni.

L’idea che sta alla base della blockchain è quella di creare un sistema di interscambio diffuso, in cui non vi è un amministratore che presiede e vigila sugli scambi, ma nel quale ogni componente della catena è esso stesso un amministratore: ogni blocco infatti è strutturato in modo tale da contenere al suo interno le informazioni che gli consentono di collegarsi al blocco precedente (ovvero attraverso l’utilizzo di un puntatore e di un timestamp, cioè una marca temporale).

Le applicazioni pratiche della blockchain oltre al bitcoin

Chiariti gli aspetti tecnici riguardanti il funzionamento della blockchain e del suo utilizzo principale per registrare le transazioni relative alle criptovalute, negli ultimi anni sono state sviluppate nuove applicazioni pratiche di questa tecnologia, da ultima quella relativa al voto elettronico.

Quest’ultimo tuttavia non è tuttavia una novità, essendo, pur con le dovute differenze, una pratica che trova riscontro in diversi paesi del mondo.

Lo scorso 2 settembre, nella cittadina di Tsukuba si è quindi sperimentato l’impiego della blockchain nelle operazioni di voto. Sfruttando l’Individual Number (un sistema simile alla Social Security Card utilizzata negli USA), è possibile certificare l’identità dell’elettore, evitando così il rischio di compromissione dei dati raccolti: ciò avviene infatti attraverso un lettore ottico in grado di scansionare il documento d’identità del votante e consentirgli di esprimere la propria preferenza.

I media nipponici hanno tuttavia sottolineato come la sperimentazione sia stata per ora limitata alla scelta dei contributi da destinare ad opere di utilità sociale, con la previsione di estenderla in futuro anche per la scelta dei rappresentanti all’interno delle istituzioni.

In questo modo, oltre a prevenire concretamente il rischio di brogli elettorali, si eliminano le code ai seggi e si consente anche alle persone non autosufficienti di partecipare concretamente al processo democratico, senza peraltro contare il notevole risparmio ottenuto in termini di personale impiegato durante le operazioni di verifica e di scrutinio.

I riflessi positivi di tale sperimentazione hanno pertanto spinto anche le democrazie occidentali ad adottare questo sistema per l’elezione diretta dei membri del Congresso e dei Governatori federali: in Virginia Occidentale, in occasione delle elezioni di medio termine verrà infatti consentito alle truppe impiegate in zone di conflitto di esprimere la propria preferenza utilizzando un’applicazione installata su un dispositivo mobile e un software di riconoscimento facciale in grado di verificare l’identità. I meccanismi di crittografia permetteranno quindi la registrazione del voto in forma anonima e il suo salvataggio all’interno della blockchain.

Tale innovazione è stata tuttavia accolta tra le polemiche di quanti temono che questo sistema non sia sufficientemente supportato da infrastrutture adeguate in grado di contenere l’enorme mole di dati che transitano sulla blockchain.

L’altra faccia della medaglia: i rischi connessi alle procedure di voto elettronico

Tuttavia, come già evidenziato, le critiche al sistema non si sono fatte attendere.

Come avviene per qualsiasi procedura elettronica, rispetto ai sistemi tradizionali, il rischio risiede soprattutto negli accessi non autorizzati in grado di mettere a repentaglio la sicurezza dei dati contenuti nella blockchain: l’utilizzo indebito di sistemi di decrittazione dei dati infatti potrebbe infatti consentire di ricollegare la preferenza espressa da un soggetto ad un determinato candidato, con evidenti riflessi negativi e soprattutto in relazione alla privacy.

Lo scorso anno infatti la Election Systems & Software (ES&S) (una società che fornisce sistemi digitali di voto ad almeno 42 stati americani) ha confermato di aver subito un attacco hacker a danno dei propri sistemi, che ha causato la perdita di un milione e 800 mila documenti di altrettanti cittadini.

Le successive indagini condotte dall’FBI hanno accertato come la sottrazione riguardasse dati relativi a nomi, indirizzi, date di nascita, patenti e tessere di partito conservati su un cloud di proprietà di Amazon Web Services (AWS).

Conclusioni: perché quindi utilizzare la blockchain?

L’evoluzione tecnologica e il progresso informatico comporteranno, almeno nel prossimo futuro, una necessaria evoluzione paritetica dei sistemi e delle infrastrutture in considerazione soprattutto dei numerosi vantaggi offerti dall’e-voting, dal risparmio ottenuto in termini di risorse finanziarie dato il minore impiego di personale, ad un decisivo incentivo alla partecipazione democratica, vittima negli ultimi decenni di un inarrestabile trend negativo.

La blockchain del resto, sta mostrando tutta la sua efficienza in ambito finanziario, arrivando a minacciare il monopolio della moneta tradizionale. Perché non sfruttare queste potenzialità per favorire la partecipazione dei cittadini alla vita politica del proprio Paese? “E’ la tecnologia, bellezza. E tu non puoi farci niente”.

Dott. Ercole Dalmanzio

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