privacyIl 16 dicembre è stato pubblicato un interessante studio nell’ambito del PEW Internet & American Life Project, intitolato "Digital Footprints: Online identity management and search in the age of transparency". Da esso emergono dati interessanti:

il 47% degli utilizzatori di Internet intervistati ha dichiarato di aver cercato informazioni su se stessi (5 anni fa il dato era pari al 22%); il 3% di essi svolge tali ricerche abitualmente e il 74% una o due volte in assoluto.

E’ interessante notare che ben il 60% degli intervistati ha dichiarato di non preoccuparsi della presenza di dati personali reperibili on line. Solo nel 38% dei casi si è affermato di aver cercato di ridurre la presenza di informazioni personali sul web.

Appare chiaro, dunque, che molti non si curano della propria privacy e, magari, sono anche felici di apparire on line: ciò è chiaramente comprensibile se i dati vengono posti on line per promuovere la propria attività (professionale o ludica che sia); meno comprensibile appare, invece, la scarsa considerazione del diritto alla privacy da parte di chi nulla può ricavare da una presenza nel cyberspazio. Se, generalmente, le conseguenze sono di poco conto o non sono avvertibili, esse si fanno sentire quando il dato personale diffuso è il proprio indirizzo email, con conseguente invasione di spam.

 

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