t-mobilePer una volta, i tanto bistrattati clienti italiani delle compagnie di telefonia mobile possono "consolarsi" pensando a quanto accade all’estero: basti pensare al perchè della class action contro T-Mobile!

Prima di tutto, una piccola premessa: negli Stati Uniti i gestori di telefonia mobile fanno pagare non solo il costo delle chiamate effettuate, ma anche di quelle ricevute. Si pensi che spesso viene indicato, oltre al credito in dollari, soprattutto il numero di minuti di conversazione disponibili.

La class action di cui stiamo scrivendo è basata sulla considerazione di un profilo diverso, anche se quasi uguale nella sostanza. Generalmente, anche oltreoceano i costi del servizio sms sono solo a carico di chi invia i brevi messaggi di testo. In alcuni casi, però, la T-Mobile fa pagare anche per il loro ricevimento. La cosa più grave è che tale servizio non può essere disabilitato, per cui ogni sms ricevuto si tramuta in un costo per il titolare della scheda telefonica.

Una simile scelta non sembra però giustificabile: una telefonata in arrivo, infatti, può essere rifiutata, ma gli sms vengono accettati automaticamente e dunque si è costretti sempre a pagare! La cosa più assurda è che bisogna pagare quando si ricevono messaggi non desiderato (come nei casi di spamming telefonico).

In merito, la T-Mobile si è trincerata dietro un no-comment. Altre aziende statunitensi hanno invece dichiarato che offrono ai propri clienti la possibilità di disabilitare il servizio (Verizon Wireless e Sprint Nextel Corp.). Nonostante le tariffe italiane siano mediamente molto alte, quanto meno non bisogna pagare per ricevere gli sms. Speriamo che ai gestori di telefonia mobile operanti in Italia non venga in mente una simile idea…

Fonte: RCRWirelessNews.

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