Sommario:

1. Premessa

2. PC Gaming e console: sono “apparecchiature” da omologare? Quale legame hanno con la “pubblica sicurezza”?

3. L’impatto sulle sale LAN e sugli esports bar: ma anche su musei e altre attività

4. L’impatto sull’esport

5. La lacuna normativa italiana. Prospettive oltre la Francia e la Corea: l’esempio della Repubblica di San Marino

 

Premessa

Il 29 aprile è nato l’ormai celebre LAN-gate. Funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) hanno sequestrato “apparecchiature” (cioè PC da gioco, relativi accessori e console da gioco, a seconda dei casi, utilizzati in 3 sale su 4 di quelle controllate). Attualmente pare che non sia stato disposto il sequestro per la quarta in quanto inquadrata come “parco”, con applicazione della normativa sul “pubblico spettacolo”: il che sembra ovviamente inapplicabile, in linea generale, agli esports bar e alle sale LAN (salvo che non siano dei parchi a tema, per l’appunto).

Premesso che il seguente contributo ha finalità meramente divulgative, con l’utilizzo di un linguaggio talvolta semplificato, e costituisce espressione di prime riflessioni e ricostruzioni informatico-giuridiche, “a caldo”, in attesa che la vicenda si chiarisca e sia possibile conoscere ulteriori elementi, è necessario partire dal “cuore” della contestazione: l’art. 110 TULPS (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, R.D. 18 giugno 1931, n. 773).

esport bar chiusi lan-gate

 

PC Gaming e console: sono “apparecchiature” da omologare? Quale legame hanno con la “pubblica sicurezza”?

In breve, i PC Gaming e le console presenti in 3 sale su 4 sono stati considerati quali “apparecchiature” per il gioco lecito e dunque sottoposti all’art. 110, commi 6 e 7, del TULPS; di conseguenza, ciò comporterebbe (succintamente) la necessità di identificare ciascuna apparecchiatura, chiedere le relative autorizzazioni all’ADM e omologarle.

Ebbene, il problema nasce proprio da qui, ossia dalla possibilità (o meno) di applicare l’art. 110 TULPS al mondo dei videogiochi e degli esports.

La legge giustamente disciplina il “gioco lecito”, in quanto determinate tipologie di “gioco” hanno proprio un effetto fortemente negativo sulla società – il riferimento è, ovviamente, al “gioco d’azzardo”. La legge in sostanza lo ammette entro certo limiti (tanto che le sale slot sono molto diffuse, ancorché nell’ambito di una normativa molto stringente).

L’ADM svolge una fondamentale funzione pubblica, a tutela della collettività, per reprimere il gioco d’azzardo illecito e verificare, comunque, che chi offre il servizio di gioco lecito lo faccia in conformità alla normativa vigente.

Ma cosa lega un PC gaming o una console da gioco con cui giocare a un qualsiasi gioco online, anche competitivo (come quelli adoperati negli esports)? A quanto risulta, pare che sia stato ritenuto applicabile l’art. 110 TULPS, comma 7, lett. c), ritenendo i medesimi “apparecchi e congegni per il gioco lecito” “basati sulla sola abilità fisica, mentale o strategica, che non distribuiscono premi, per i quali la durata della partita può variare in relazione all’abilità del giocatore e il costo della singola partita può essere superiore a 50 centesimi di euro”.

In un simile caso le sanzioni sono molto elevate: sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro per ciascun apparecchio e la chiusura dell’esercizio da 30 a 60 giorni (e la possibilità di sequestro, come nel caso di specie).

Il problema parte proprio dall’ambiguità relativa al concetto di “gioco”, parola amplissima. Fra gioco e videogioco c’è un abisso, così come fra gioco d’azzardo e gioco: sono cose diverse.

È bene precisare che fra le tante voci che si sono levate contro l’applicazione dell’art. 110 TULPS alle sale LAN e agli esports bar c’è anche quella, molto autorevole, di IIDEA: “IIDEA, nella sua qualità di associazione che rappresenta l’industria dei video game e degli esports in Italia, esprime la sua piena solidarietà ai gestori delle sale LAN che hanno subito il sequestro di PC e console per videogiochi di intrattenimento nell’ambito di una recente attività di controllo realizzata dall’Agenzia per le Dogane e i Monopoli. L’Associazione ritiene che la normativa di pubblica sicurezza che impone l’omologazione degli apparecchi utilizzati per il gioco nei locali aperti al pubblico (art. 110 TULPS), di cui è stata contestata la violazione, non sia applicabile ai dispositivi messi a disposizione degli utenti per giocare ai videogiochi nelle sale LAN e auspica che questa interpretazione venga chiarita e confermata al più presto, per permettere agli operatori interessati di continuare a svolgere la loro attività con serenità e nel pieno rispetto della legge “ (https://iideassociation.com/notizie/in-primo-piano/lan-gate-da-iidea-piena-solidarieta-ai-gestori-delle-sale-lan-no-allarmismi-e-confusione-sugli-esports.kl ).

 

L’impatto sulle sale LAN e sugli esports bar: ma anche su musei e altre attività

L’applicazione dell’art. 110 TULPS alle sale LAN e agli esports bar ne comporterebbe la sostanziale chiusura visto che il vuoto normativo (cfr. par. 5) rende sostanzialmente impossibile, ad avviso dello scrivente, adempiere al TULPS, anche volendo applicare in modo estremamente estensivo e ampio le relative circolari dell’ADM. Difatti, da un punto di vista tecnico e nella prospettiva delle suddette circolari, omologare un pc da gioco è molto problematico: tra l’altro, è al di fuori del reale controllo del gestore della sala, in quanto il software è concesso in licenza ma non è suo, e viene aggiornato insindacabilmente dal produttore del software medesimo.

Inoltre, a ben vedere, se si adotta una simile impostazione interpretativa, la medesima norma dovrebbe trovare applicazione in tutte quelle attività commerciali che consentono l’utilizzo di simili apparecchi (sovente a pagamento). Un caso concreto? I simulatori di guida presenti in molti musei ed esposizioni permanenti. E, in modo quasi estremo, anche a tutte le postazioni di gioco dimostrative.

Chi scrive non concorda con una simile impostazione, in quanto è in netto contrasto con la ratio del TULPS e costituisce una interpretazione estensiva, se non del tutto analogica, che si pone quale creatrice di diritto imponendo limiti a un settore che non ne è privo ma che necessita di regole ad hoc (gli esercenti delle sale LAN e degli esports bar pagano infatti le imposte e svolgono la propria attività nel rispetto delle normative anche locali – altrimenti non avrebbero potuto neanche aprirle!).

esport bar sale lan chiuse lan-gate

 

L’impatto sull’eSport

L’esport è un settore in crescita in tutto il mondo, Italia compresa.

Come si vedrà al paragrafo successivo, l’Italia non ha una normativa ad hoc: però la sottoposizione delle sale LAN e degli esports bar all’art. 110 TULPS – normativa pensata per tutt’altre tipologie di “apparecchiature” e di gioco, è bene ricordarlo! – costituirebbe un forte ostacolo al suo sviluppo.

I locali deputati al “buon gioco”, come gli esports bar, non potrebbero tecnicamente operare proprio perché, come si è detto, le omologazioni sono state oggi pensate per tutt’altre tipologie di giochi.

Si potrebbe forse sostenere che ridurre notevolissimamente il numero di campi da calcio, tennis, golf, basket, ecc. (o eliminarli del tutto), potrebbe mai giovare allo sviluppo dei relativi sport (pur considerando che normalmente gli esports non sono considerati tali ma costituiscono una nuova forma di gaming competitivo)?

 

L’enorme lacuna normativa. Prospettive oltre la Francia: l’esempio della Repubblica di San Marino

L’Italia, purtroppo, non si è dotata di una normativa sul punto (e questo vuoto normativo contribuisce a provocare casi come il LAN-Gate). In Europa, prima o dopo, si giungerà a una normativa. Ma cosa succederà nel mentre? Mi riferisco a tutti gli attori coinvolti: giocatori e giocatrici, team, sponsor, gestori di sale LAN, ecc.

Alcuni stati si sono dotati parzialmente di una propria normativa: basti pensare alla Francia e sotto alcuni limitati profili anche alla Germania. Ciò non basta: sarebbe necessaria una normativa organica, che nasce dalla considerazione delle prassi del settore e delle esigenze degli operatori.

In chiusura mi sembra giusto menzionare che, a fine aprile, il Segretario Teodoro Lonfernini della Segreteria di Stato per il Lavoro ha presentato al Consiglio Grande e Generale della Repubblica di San Marino una proposta di legge “Codice degli eSport – Codice degli sport elettronici”, che ho avuto l’onore di redigere con l’Avv. Giuseppe Croari.

San Marino ha deciso di intervenire, preparandosi così ad entrare in partita da protagonista apprestandosi a varare, primo Stato fra tutti, proprio una normativa organica. Tutti potranno operare nella piena certezza del diritto e qualsiasi azienda o privato interessato potrà così trovare nella Repubblica un terreno fertile sul quale agire.

 

Prof avv Gianluigi Fioriglio privacy diritto

 

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