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Published on settembre 27th, 2019 | by dirittodellinformatica.it

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Il ruolo dell’allenatore nel mondo degli e-Sports

Il fenomeno degli e-Sports ha ormai ricevuto pieno riconoscimento.

La denominazione deriva dall’inglese “Electronic Sports” e fa riferimento a competizioni elettroniche e tornei che vedono contrapposti gamers professionisti con i relativi team, che si sfidano tramite videogames.

Comune denominatore di tali tipologie di manifestazioni è rappresentato dall’elemento della “competizione”, fattore che le equipara alle discipline sportive tradizionali.

Le competizioni elettroniche, infatti, al pari degli sport tradizionali e, in particolare, di quelli praticati a livello professionistico, comportano un ingente dispendio di energie psico-fisiche per i partecipanti, i quali necessitano pertanto di un’adeguata preparazione tecnica, fisica e mentale, per poter competere adeguatamente ad alti livelli.

Da un lato, infatti, il gamer è sottoposto ad una costante attività mentale, dovuta alla necessità di mantenere alta la concentrazione, talvolta anche per lunghi periodi di tempo; dall’altro, lo stesso deve anche mantenere una costante attività fisica, dovuta alla necessità di compiere movimenti precisi e veloci nell’utilizzo della periferica assegnata.

La figura dell’allenatore degli e-Sports e gli staff dietro al gaming professionistico

Considerato l’elevato grado di competizione che caratterizza il mondo degli e-Sports, è ormai d’uso comune per i team di gaming assumere tra le proprie fila uno o più allenatori, generalmente affiancati da appositi staff tecnici.

L’allenatore, come avviene negli sport tradizionali, rappresenta il soggetto deputato al potenziamento tecnico e atletico degli e-sportivi, il quale, con il proprio staff, modula le sessioni di allenamento in considerazione dello stato fisico e mentale dei giocatori.

L’allenatore è inoltre lo stratega del team, essendo sua competenza mettere a punto le tattiche che i giocatori dovranno adottare in occasione delle varie competizioni.

Diversamente da come si potrebbe pensare, i gamers professionisti devono sottoporsi a duri e costanti regimi di allenamento, che ricomprendono numerose ore di esercizio davanti al computer, per abituare il corpo ai movimenti ripetuti ed aumentare la velocità di risposta agli stimoli ricevuti.

All’allenamento tecnico-tattico deve inoltre affiancarsi una preparazione di tipo mentale, della quale si occupa un’altra figura sempre più presente nei team di gaming, denominata mental coach, e un allenamento più prettamente fisico, che comprende generalmente esercizi tesi al rafforzamento dei tendini delle mani, ipersollecitati dall’attività dei giocatori professionisti.

Considerato il carattere fondamentale rivestito dall’allenatore anche nel mondo degli e-Sports, negli ultimi tempi stanno prendendo sempre più piede anche appositi corsi di formazione per gli allenatori e-sportivi, al cui termine possono essere rilasciate certificazioni riconosciute da enti di promozione sportiva di carattere nazionale.

Il possibile richiamo al professionismo sportivo

La figura dell’allenatore e-sportivo, così come precedentemente descritta, presenta numerose affinità con quella del tecnico sportivo tradizionale, operante nell’ambito di una federazione nazionale riconosciuta dal CONI.

In questo senso, si può prendere in considerazione, per esempio, il disposto dell’art. 18 dell’Accordo collettivo per i tecnici di Seria A, nella parte in cui prevede che l’allenatore “si impegna a tutelare e valorizzare il potenziale tecnico e atletico degli atleti e ad assicurare l’assistenza nelle gare della o delle squadre a lui affidate”, garantendo quindi “l’ottimale conduzione della preparazione e dell’attività agonistica della squadra medesima […] per ottenere le migliori prestazioni possibili nell’ambito delle competizioni cui la Società prenda parte”.

Simili disposizioni sono riportate nella quasi totalità delle normative interne alle federazioni nazionali riconosciute dal CONI.

Considerata, quindi, l’assimilabilità, in virtù delle funzioni svolte, dell’allenatore e-sportivo al tecnico tradizionale, nonché l’attuale assenza di una specifica normativa di riferimento per il settore degli e-Sports, si potrebbe prospettare un’estensione a tale figura della disciplina del professionismo sportivo.

Una simile soluzione operativa, tuttavia, non risulta ad oggi praticabile, e ciò in considerazione principalmente di due ordini di ragioni.

In primo luogo, la norma cardine italiana in materia di professionismo sportivo, ovvero la Legge 23 marzo 1981, n. 91, è una legge speciale e, in quanto tale, non è suscettibile di interpretazione estensiva o di applicazione per analogia.

In secondo luogo, la stessa legge, all’art. 2 (rubricato “Professionismo sportivo”), qualifica come sportivi professionisti i soli allenatori che “esercitano l’attività a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali”.

La disciplina speciale del lavoro sportivo professionistico

Come abbiamo visto, attualmente non esiste una federazione nazionale di riferimento per gli e-Sports e le norme previste dalla Legge n. 91/1981 non sono applicabile. È, quindi, impossibile estendere giuridicamente la disciplina del professionismo sportivo agli allenatori e-sportivi, nei cui confronti trova pertanto applicazione la disciplina giuslavoristica ordinaria.

La Legge n. 91/1981, infatti, all’art. 2, demanda alle singole federazioni la qualificazione degli sportivi come professionisti, ricomprendendo nel termine “sportivi” non solo i singoli atleti, ma anche altre figure professionali, quali gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici; tuttavia, solo con riferimento agli atleti sussiste, ai sensi dell’art. 3, una presunzione legale del carattere autonomo o subordinato del rapporto di lavoro fra questi e la società.

In questo senso, con riferimento sia ai tecnici sportivi che a quelli e-sportivi, l’accertamento della natura del rapporto va operato caso per caso, potendosi lo stesso variamente configurare quale lavoro autonomo o subordinato.

Tuttavia, con riferimento ai tecnici sportivi professionisti, che siano qualificati quali lavoratori subordinati, si applica una disciplina giuslavoristica in deroga rispetto al regime ordinario del lavoro subordinato. L’art. 4 della legge, infatti, esclude espressamente l’applicazione al lavoro sportivo di una serie di istituti tipici del rapporto di lavoro subordinato, prevedendo in alcuni ambiti un trattamento diverso per gli sportivi professionisti.

A titolo esemplificativo, non si applica al lavoro subordinato sportivo la disciplina in materia di controlli a distanza e di accertamenti sanitari, di cui alla L. n. 300/1970 (c.d. Statuto dei lavoratori).

Conclusioni

Alla luce di quanto detto, rimane pertanto auspicabile per il futuro che si arrivi ad una specifica regolamentazione della materia, non solo con riferimento al tema in oggetto, ma con riguardo al fenomeno e-sportivo nel suo complesso.

Troppi infatti sono gli aspetti incerti che attanagliano un settore, quale quello degli e-Sports, che ha assunto negli ultimi anni tale rilevanza economica e sociale, destinata a crescere ulteriormente in futuro.

Redazione Diritto dell’Informatica

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