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Published on febbraio 25th, 2008 | by Administrator

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Podcasting. La radio fai-da-te è legale?

il podcasting è legale?Un fenomeno che ha caratterizzato la Rete in questi ultimi anni, oltre al Blog, è decisamente il Podcasting. Ma ci sono problemi giuridici?

Definizione

Il termine Podcasting deriva da una contrazione fra «broadcasting» e «webcasting» con il nome del famoso lettore Mp3 portatile della Apple «iPod». In realtà, il podcasting non afferisce direttamente con la Apple, poiché non vi sono legami commerciali con questa.

Podcasting è un servizio simile a quelle applicazioni o a quei prodotti (come il TiVo) che permettono di vedere video ogni volta che si vuole, registrando i filmati che interessano su memorie di massa. Il podcasting, a differenza di questi sistemi, è esclusivamente dedicato a fruire di contributi audio. In poche parole, con il podcasting si possono scaricare veri e propri programmi radiofonici self-made messi a disposizione da siti web o da blog e successivamente si possono ascoltare in qualunque momento della giornata e su qualunque supporto compatibile.

La storia

Il termine podcasting è stato inventato da Dannie J. Gregoire, che ha registrato (il 16/09/2004) il domain name podcasting.net, ed è diventato famoso grazie al video-jockey di Mtv Adam Curry. Le prime dimostrazioni di come si potesse scaricare i contributi audio dai siti, per poi ascoltarli sul proprio Pc sono state effettuate già in precedenza (nel giugno dello scorso anno) da Stephen Downes nel suo sito web. La fortuna di questo nuovo sistema di fare radio si è avuta in particolare con i blog, da cui sono partiti i primi commenti, ma anche grazie ai file RSS che ormai stanno invadendo la rete, grazie alla loro semplicità di utilizzo.

Rss, ovvero Really Simple Syndication, è un protocollo (basato sul linguaggio Xml) di web syndication (metodo usato per diffondere contenuti ad altri soggetti) utilizzato dai siti web e dai blog per permettere agli utenti di ricevere gli articoli e le notizie pubblicati in maniera veloce e semplice. Infatti, utilizzando un apposito programma che legge questi file Rss, si possono visualizzare gli articoli pubblicati come se fossero stati spediti a ciascun utente via posta elettronica. In alternativa all’utilizzo di questi programmi (detti «aggregatori») si possono realizzare anche pagine web che svolgono la stessa funzione, ma direttamente su una pagina web.

I file Rss utilizzati per il podcasting includono data, titolo, descrizione e link alla pagina web dove si trovano i contributi. Queste informazioni aggiuntive al file Rss preso singolarmente vengono chiamate «enclosures» (ovvero allegati), che – come nelle e-mail – sono allegate al file stesso.

La filosofia

La ratio di questi nuovi modi di utilizzare le risorse della rete fanno riferimento a un modo differente di fruire dei contenuti che organizzazioni preposte (radio e Tv) ci propongono quotidianamente. Dalla definizione di Dave Wiener (pioniere dei file Rss) questa può essere definita una nuova filosofia di vita: quella del «no click-wait».

Non dobbiamo più attendere di scaricare un file per poterlo vedere o ascoltare. I programmi per ascoltare podcasts scaricano i documenti audio a intervalli regolari da una lista selezionata dall’utente, il quale non rischia cosi’ di perdersi qualche contributo. Come con gli Rss di solo testo, dunque, non bisogna passare da un sito a un altro per poter ottenere le informazioni che servono, ma vengono automaticamente scaricate sul proprio computer.

«Come consumatori – spiega Curry – siamo stati abituati a pensare che il solo modo per riempire il nostro lettore MP3 fosse di utilizzare la nostra collezione di cd o di acquistare brani da alcuni venditori. In realtà puoi riempire il tuo lettore MP3 con file audio che contengono qualsiasi cosa possa essere registrata. Uno spettacolo, una conferenza, le previsioni del tempo, una lettera d’amore.. come per i blog non c’è limite alla tua creatività. E ora grazie agli sviluppatori di iPodder, puoi anche divertirti a trasmettere il tuo audio a un’audience potenziale di milioni di persone». Dave Winer ha contribuito alla creazione degli enclosures per la distribuzione dei contributi (feed). Secondo Winer «se si prende la filosofia del web e la si applica all’editoria si ottiene un weblog. Se utilizzi la stessa filosofia e la applichi alla radio ottieni il podcasting». «Vogliamo sentire qualche imperfezione, perche’ questo ci aiuta a capire che delle persone reali l‘hanno fatto, che ci sono pensieri veri e sentimenti, paure e rabbia. Ascoltiamo qualcosa di vero che non è stato testato fino alla morte, fino al punto di non avere piu’ vita. Qui abbiamo del contenuto davvero nutriente».

Diritti d’autore

Per quanto concerne l’aspetto prettamente giuridico, si può essere indotti a pensare che questo fenomeno non sia differente dalle normali programmazioni radiofoniche.

In realtà ciò non è vero. Sono almeno due le caratteristiche che distinguono i podcasts dalla radio per come siamo abituati a concepirla.

In primo luogo, con il podcasting non si diffondono semplici spezzoni di vere e proprie trasmissioni radio. Non vi sono promozioni pubblicitarie e non vi è nemmeno un gran numero di pezzi musicali. Si tratta, infatti, soprattutto di interviste, chiacchierate, notiziari che ciascun soggetto può realizzare con un microfono, un computer e un programma per registrare. Questo è quanto accade finora, ma non si puo’ sapere come questo nuovo sistema si evolverà in futuro.

I titolari di diritti d’autore su opere musicali non hanno ancora avuto modo di commentare il fenomeno emergente (complice anche la estrema novità del medesimo). Sicuramente, pero’, vi potrebbero essere diversi punti di attrito fra questi e i c.d. «podcasters». Può accadere, infatti, che si diffondano in rete senza autorizzazione contributi con brani musicali tutelati. Non siamo di fronte sicuramente al fenomeno del file-sharing, ma, data la facilita’ di utilizzo di questo sistema, alcune preoccupazioni potrebbero sorgere.

Quando si trasmettono in radio brani musicali, infatti, non solo bisogna avere l’autorizzazione degli autori dei pezzi, ma è necessario avere un accordo anche con i titolari dei diritti connessi, che spettano ai produttori fonografici e agli artisti interpreti ed esecutori per l’utilizzazione, rispettivamente, delle loro registrazioni e delle loro prestazioni artistiche (artt. 72 e segg. Legge 633/41). Per quanto riguarda le radio italiane, bisogna innanzitutto aver stipulato un accordo con la Siae e poi con quelle altre societa’ di gestione che amministrano i diritti dei discografici (per es., la Scf).

Per quanto riguarda la prima, essa concede le autorizzazioni per conto degli autori e degli editori associati e alle Società d’autori estere. In particolare, per le opere musicali appartenenti al repertorio amministrato dalle Siae, la licenza deve essere ottenuta in tutti i casi in cui l’utilizzazione di musica su Internet avviene, per esempio, in una delle seguenti forme:
– siti portali che offrono agli utenti l’accesso guidato alla rete, con l’offerta di canali tematici dedicati alla musica;
– siti che effettuano la diffusione in streaming di opere o frammenti di opere, video clip, concerti ed altri eventi musicali, dal vivo o in differita;
– siti che svolgono attività di promozione, distribuzione e vendita mediante downloading di file musicali, in qualsiasi formato di compressione.

L’accordo si rivolge ai content provider, ossia ai responsabili editoriali del sito ed, in particolare, dell’organizzazione e della creazione dei contenuti, e non ai service provider. Anche se le due qualifiche possono coesistere nello stesso soggetto. Le attività prese in considerazione dalla Licenza si riferiscono ai casi in cui la musica costituisce l’oggetto primario dell’utilizzazione e non all’uso della musica come sottofondo o complemento a contenuti di diverso genere all’interno dei siti web, per le quali vi sono diversi sistemi di autorizzazione.
Non si può prescindere da queste autorizzazioni, perché farebbero cadere nell’illecito qualunque programmazione musicale.
Cosa diversa sarebbe, invece, se con il podcasting taluno facesse promozione a brani per i quali l’autore non ha alcun interesse economico. In tal caso, avendo rinunciato a esercitare i propri diritti patrimoniali, l’autore lascia a chiunque la possibilità di fruire della propria musica, senza alcuna restrizione di sorta. I palinsesti personalizzati in questo modo non violerebbero alcuna norma.

In secondo luogo, i podcasts differiscono dalle normali programmazioni radio fatte su Internet, perché queste ultime sono in streaming, mentre i primi sono in differita.
Ma, dal punto di vista giuridico, non cambia il discorso appena svolto. Tutto dipende, infatti, dai contenuti che vengono diffusi nel podcast: se si tratta di brani totalmente liberi da diritti patrimoniali d’autore non sorgono problemi.
In definitiva, con il podcasting non siamo di fronte a una nuova tecnologia o a un nuovo protocollo, ma a una nuova modalità d’impiego di tecnologie già esistenti. L’importante è utilizzarla nel rispetto dei diritti esistenti, ma contribuendo al contempo allo sviluppo della tecnologia.


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